Palazzina Laf (2023)

Regia: Michele Riondino

Titolo originale: Palazzina Laf
Nazionalità: Italia
Anno di uscita: 2023
Genere: Drammatico 
Durata: 99’ 

Fasce età consigliate:

– Biennio secondaria superiore
– Triennio secondaria superiore

TRAILER

SCHEDA IMBD

Cast Artistico: Michele Riondino (Caterino Lamanna), Elio Germano (Giancarlo Basile), Vanessa Scalera (Tiziana Lagioia), Domenico Fortunato (Angelo Caramia), Gianni D’Addario (Franco Orlando), Eva Cela (Anna)

Soggetto e Sceneggiatura: Michele Riondino, Maurizio Braucci; Montaggio: Julien Panzarasa; Fotografia: Claudio Cofrancesco; Musiche: Teho Teardo (Canzone originale “La mia terra” di Diodato)

Produzione:Palomar, Bravo, BIM Distribuzione, Rai Cinema, Paprika Films

Distribuzione Italiana: BIM Distribuzione
Data di uscita: 30 novembre 2023 (cinema)

Sinossi

Taranto, 1997. Caterino Lamanna è un operaio dell’ILVA, un uomo semplice, rude e privo di vocazione politica, che vive in una masseria fatiscente a ridosso del polo siderurgico. Sogna di abbandonare la campagna per trasferirsi in un appartamento moderno in città con la fidanzata Anna. La dirigenza aziendale, incarnata dall’ambiguo dottor Basile, individua in lui la pedina ideale per un piano crudele: diventare una spia interna. In cambio di una promozione a caposquadra e di una Panda aziendale, Caterino dovrà pedinare i lavoratori sindacalizzati per trovarne pretesti di licenziamento.

Accettando il patto, Caterino chiede di essere trasferito alla “Palazzina LAF” (Laminatoio a Freddo), convinto che sia un’oasi per privilegiati dove si viene pagati per non fare nulla. Scoprirà invece una realtà da incubo: la Palazzina è un reparto di confino, un lager psicologico dove impiegati qualificati e “scomodi” sono costretti all’inattività forzata per spingerli al crollo nervoso. Attraverso il suo sguardo grottesco, il film ripercorre il primo caso documentato di mobbing di massa in Italia.

Temi

Il luogo “dell’azione” è l’Ilva di Taranto: simbolo di decenni di industrializzazione selvaggia a spese della salute delle persone e dell’ambiente circostante. Tutto ciò che accade e che si muove nel film è determinato dal degrado materiale e culturale di questo modello di sviluppo.

Giustizia sociale e giustizia ambientale

Il Rapporto Brundtland (1987) ha sancito l’indissolubile legame tra giustizia sociale e ambientale, definendo lo sviluppo sostenibile come il soddisfacimento dei bisogni attuali senza compromettere le generazioni future. Integra povertà, equità sociale e salvaguardia ecologica come un’unica crisi globale, chiedendo giustizia intergenerazionale e redistribuzione delle risorse. Lo stesso concetto è stato ribadito nel 2015 dall’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”. Il caso dell’Ilva è palesemente un caso macroscopico in cui entrambe sono state violate per decenni.

Il paesaggio della “Slow Violence”

L’ecocritica adotta spesso il concetto di slow violence (violenza lenta) dello studioso Rob Nixon: una distruzione che non è un evento esplosivo singolo, ma una degradazione costante e invisibile. Nel film, l’Ilva non è solo uno sfondo, ma un predatore silenzioso. La polvere rossa che ricopre Taranto rappresenta l’accumulo di decenni di tossicità che penetra nei polmoni e nelle case. Il film evidenzia come il paesaggio industriale abbia smesso di essere un luogo di produzione per diventare un luogo di esposizione al rischio, dove il tempo del profitto immediato si scontra con il tempo geologico e biologico della contaminazione.

L’ecosistema del confinamento

La Palazzina LAF stessa può essere vista come un “ecosistema malato” creato artificialmente. Se l’ecologia studia le relazioni tra organismi e ambiente, qui osserviamo un’ecologia della coercizione. I lavoratori confinati sono come specie sradicate dal loro habitat funzionale e segregate in una nicchia di inattività. Questo rispecchia la tendenza antropocentrica a compartimentare ciò che è “improduttivo”. Il degrado degli spazi interni della palazzina specchia il degrado ambientale esterno: la perdita di scopo dell’uomo corre parallela alla perdita di salute dell’ambiente circostante.

Il corpo come territorio estrattivo

In “Palazzina LAF”, il confine tra corpo umano e ambiente svanisce. Riondino restituisce con efficacia come il sistema industriale tratti i corpi dei lavoratori come risorse da esaurire, esattamente come le materie prime. La salute dei dipendenti non è un valore, ma un costo sacrificabile. La narrazione mette a nudo la “materia vibrante” del corpo che assorbe i veleni dell’acciaieria. La riflessione si sposta dunque sull’ingiustizia ambientale: non c’è separazione tra l’inquinamento del suolo e la malattia del lavoratore; entrambi sono territori di conquista e sfruttamento del capitalismo industriale pesante.

Il ricatto salute-lavoro: il ruolo del sindacato

L’ILVA non è un semplice sfondo, ma un ecosistema tossico che ingloba tutto. Il tema ambientale emerge con prepotenza nel concetto di “ricatto occupazionale”: l’idea che per lavorare si debba accettare di morire o di uccidere il proprio territorio. Fino alla totale assuefazione delle menti e, persino, l’incoscienza di non percepire più la differenza fra benessere personale e benessere collettivo, persino a discapito di sé (l’epilogo del protagonista ne è un esempio).

Il sindacato emerge, allora, come l’unico argine contro la frammentazione dei corpi e dell’ambiente. Mentre l’azienda tenta di atomizzare i lavoratori nella Palazzina LAF, privandoli di scopo e identità, l’azione sindacale cerca di ricomporre questa frattura. Tuttavia, il sindacato si muove in un territorio dove la difesa del salario spesso si scontra con la tossicità del sito. La lotta sindacale diventa quindi una forma di ecologia sociale, volta a restituire dignità all’individuo all’interno di un sistema che vorrebbe ridurlo a scarto industriale, proprio come i residui della lavorazione dell’acciaio.

Linguaggio cinematografico

Michele Riondino compie scelte stilistiche precise per allontanarsi dal classico film di denuncia neorealista, preferendo una narrazione visiva più complessa:

  • Il Registro Grottesco e la Lezione di Petri: La regia rifiuta il documentarismo per abbracciare il grottesco, ispirandosi esplicitamente al cinema di Elio Petri (La classe operaia va in paradiso). La realtà della Palazzina LAF era talmente assurda (laureati pagati per fissare il muro) che una rappresentazione realistica sarebbe sembrata finta. Riondino deforma quindi i tratti dei personaggi (denti gialli, capelli unti, posture ingobbite) e le situazioni, trasformando la tragedia in una farsa amara e surreale che colpisce lo spettatore più di un dramma convenzionale.   
  • Fotografia e Cromatismi Contrastanti: Il direttore della fotografia Claudio Cofrancesco utilizza una palette divisa. Gli esterni (la masseria, Taranto) sono dominati da una luce calda, accecante ma “malata”, saturata dalle polveri ocra e ruggine che rendono l’aria visivamente pesante. Gli interni della fabbrica e della Palazzina, al contrario, virano su toni freddi, bluastri e verdognoli, luci al neon che creano un ambiente asettico, simile a un acquario o a un obitorio, sottolineando l’alienazione e la freddezza disumana del luogo.
  • Montaggio e Dilatazione Temporale: Il montaggio di Julien Panzarasa è fondamentale per restituire la percezione del tempo. Nelle scene di “spionaggio” il ritmo è incalzante, quasi da poliziesco parodistico, con zoom e tagli rapidi. Al contrario, nelle sequenze dentro la Palazzina, il montaggio si dilata, usa la ripetizione e l’attesa per far percepire fisicamente allo spettatore la pesantezza delle ore vuote, la noia mortale che diventa strumento di tortura.
  • Simbolismo Visivo (La Pecora): Una delle scene più potenti riguarda l’abbattimento di una pecora del gregge di Caterino, malata a causa della diossina. Questa immagine, cruda e reale, funge da potente metafora visiva: l’animale è il “canarino nella miniera”, anticipazione del destino biologico che attende gli esseri umani. È un esempio di come il cinema possa denunciare il disastro ambientale senza bisogno di dialoghi didascalici.
  • Ecosistema Sonoro: La colonna sonora di Teho Teardo fonde strumenti classici (archi) con campionamenti di rumori industriali (presse, sirene, lamiere). La fabbrica non è mai silenziosa; il suo “respiro” meccanico e inquietante è sempre presente, anche fuori campo, perseguitando i personaggi. La canzone finale di Diodato, La mia terra, rompe questa gabbia sonora con un’apertura lirica e commovente, dando voce al dolore e all’amore per la città ferita. 

Spunti di riflessione

  1. Diritto e Dignità: L’Articolo 4 della Costituzione riconosce il diritto al lavoro, ma anche il dovere di svolgere un’attività che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Come viene violato questo principio nella Palazzina LAF? Discutete la differenza tra “avere uno stipendio” e “avere un lavoro”.
  2. Etica delle Scelte: Caterino è un carnefice o una vittima? Analizzate le sue motivazioni: il desiderio di miglioramento sociale (la casa, l’auto) giustifica il tradimento dei colleghi? In un contesto di povertà e ignoranza, quanto è libero il libero arbitrio?
  3. Sostenibilità e Territorio: Il film mostra un territorio “sacrificato” in nome della produzione nazionale. Discutete il concetto di “zona di sacrificio” e riflettete su come la transizione ecologica debba necessariamente affrontare il tema della tutela dei lavoratori per non ricreare il ricatto salute-lavoro.
  4. Il Gruppo e l’Isolamento: Osservate le dinamiche tra i confinati. Come resistono alla pressione psicologica? La solidarietà che nasce tra loro è un’arma di difesa efficace contro l’isolamento imposto dall’azienda?
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