Ozi – La Voce della Foresta (2023)

Regia: Benedikt Erlingsson

Titolo originale: Ozi: Voice of the Forest
Nazionalità:Gran Bretagna, Francia, USA, India
Anno di uscita: 2023
Genere: Animazione 
Durata: 87’ 

Fasce età consigliate:

– Primaria

– Secondaria di I Grado

TRAILER

SCHEDA IMBD

Cast Artistico: con Amandla Stenberg, Marissa Anita, Wilson Benedito, Hugh Bonneville, Urzila Carlson 

Soggetto: Alan Duncan Ross, Keith Chapman, Rodrigo Blaas; Sceneggiatura: Ricky Roxburgh, Patrick Morris, Sean P. Mullen, Alan Duncan Ross; Montaggio: Mélanie Moulin; Musiche: Richard Harvey, Elwin Hendrijanto

Produzione: Appian Way, GCI Film, Mike Medavoy Productions

Distribuzione Italiana: Notorious Pictures
Data di uscita: 19 settembre 2024 (cinema)

Sinossi

Può la voce di un bambino salvare il pianeta?
Strappata ai genitori quando l’uomo ha invaso la foresta pluviale per trarne profitto, la piccola Ozi è un orangotango che ha perso tutto. Esistono però esseri umani che non provocano danni agli ecosistemi, ma lavorano insieme per proteggerli. Questo è il caso di un gruppo di volontari, che trovano Ozi e la portano in un’oasi per orangotanghi orfani. Con l’affetto dei suoi nuovi amici, Ozi impara a comunicare: prima con la lingua dei segni, poi attraverso la tecnologia con la quale inizia a pubblicare dei video online. Ecco che in poco tempo, diventa una vera influencer e costruisce una tribù di persone che amano seguirla! Un giorno, per caso, scopre che forse i genitori sono ancora vivi.
La piccola, non volterà lo sguardo dall’altra parte: farà di tutto per proteggerli insieme a quanto è rimasto della foresta.

Temi

Il collegamento tra Ozi e la realtà del sud-est asiatico è diretto e brutale: il film trasforma in narrativa i dati allarmanti sulla perdita di biodiversità in Indonesia e Malesia. In queste regioni, la sostituzione della foresta primaria con monocolture di palma da olio ha creato un deserto biologico. Il film mostra accuratamente la frammentazione dell’habitat: gli oranghi, privati dei corridoi verdi, restano isolati in piccoli lembi di foresta, diventando vulnerabili ai bracconieri e alla fame. Questa realtà non è solo un dramma ambientale, ma una crisi climatica globale, poiché il drenaggio delle torbiere per le piantagioni rilascia enormi quantità di carbonio. Ozi diventa quindi il simbolo dei “rifugiati climatici” non umani, costretti a fuggire da un incendio antropogenico che divora il loro futuro per soddisfare la domanda globale di prodotti di largo consumo. Non è un caso che l’opera sia stata prodotta da quello che è oggi l’artista di Hollywood più esposto sulle battaglie ambientalista, Leonardo Di Caprio.

  • La deforestazione e il capitalismo estrattivo

L’ecocritica esamina spesso come l’ambiente venga ridotto a “risorsa” sacrificabile sull’altare del profitto. In Ozi, la distruzione dell’habitat della giovane orangotango per far spazio alle piantagioni di palma da olio rappresenta il capitalismo estrattivo. La foresta pluviale non è vista come un ecosistema complesso e sacro, ma come un ostacolo al progresso industriale. Il film evidenzia la violenza di questa trasformazione: il verde lussureggiante viene sostituito da una monocultura grigia e meccanizzata. Questa riflessione ci spinge a chiederci quanto del nostro benessere moderno sia costruito sulla cancellazione sistematica di mondi non umani.

  • La riscossa del “non-umano” e il linguaggio

Il superamento dell’antropocentrismo: Ozi non è solo una vittima passiva; grazie alla tecnologia (il tablet), diventa un’influencer che comunica con il mondo umano. Questo tema esplora la capacità d’azione del non-umano: Ozi “parla” per rivendicare il proprio diritto all’esistenza. Il film suggerisce che la crisi ambientale derivi anche da un fallimento comunicativo tra specie. Quando Ozi usa i social media, rompe la barriera dell’alterità, costringendo gli esseri umani a riconoscere negli animali degli “interlocutori” con una propria storia, dignità e voce politica.

  • La perdita della “casa” e il trauma ecologico

Il concetto di solastalgia — il dolore causato dal cambiamento del proprio ambiente familiare — è centrale nel viaggio di Ozi. La separazione dai genitori e la distruzione del nido non sono solo espedienti narrativi, ma simboli del trauma ecologico globale. L’ecocritica analizza come la perdita della biodiversità coincida con una perdita di identità. Per Ozi, ritrovare la propria famiglia significa tentare di ricomporre un mondo frammentato. Il film mostra che la distruzione della natura non è un evento esterno a noi, ma una ferita profonda che colpisce la memoria e il senso di appartenenza di ogni essere vivente.

  • La critica al greenwashing e alla responsabilità aziendale

Attraverso la missione di Ozi, il film mette a nudo le ipocrisie del sistema produttivo. Molte aziende utilizzano immagini “green” per mascherare pratiche distruttive, un fenomeno noto come greenwashing. L’analisi ecocritica di Ozi svela come la narrazione aziendale cerchi di normalizzare la distruzione ambientale presentandola come necessaria o gestibile. Ozi, documentando la realtà sul campo, agisce come una “testimone ecologica”, una debunker che smaschera le bugie del marketing. La riflessione si sposta quindi sulla responsabilità collettiva: il film invita il pubblico a guardare oltre l’etichetta e a considerare il costo reale, in termini di vite e foreste, dei prodotti di consumo quotidiano.

  • L’attivismo digitale come nuova ecologia

Il film propone un’interessante fusione tra tecnologia e natura. Ozi suggerisce che nell’Antropocene la tecnologia possa diventare uno strumento di salvaguardia. Il digital activism della protagonista trasforma la rete globale in un ecosistema di resistenza. Questo tema riflette sulla possibilità di usare i mezzi che hanno accelerato il consumo per invertire la rotta. La connettività digitale diventa il ponte per ricostruire la connettività ecologica, suggerendo che la salvezza del pianeta richieda un’alleanza inedita tra la saggezza della foresta e l’innovazione umana consapevole.

Linguaggio cinematografico

Ogni scelta narrativa e tecnica, in Ozi, è pensata per mostrare la connessione tra gli animali e il loro ambiente, in contrasto con l’impatto delle attività umane sulla foresta pluviale. La storia combina avventura, crescita e un messaggio educativo sul rispetto della natura.

Da dove è cominciato il processo creativo? Secondo il regista Tim Harper, dalla definizione dei temi e delle emozioni: il rispetto della natura, la protezione dell’habitat degli animali e la responsabilità collettiva verso il pianeta. Per rendere questi concetti comprensibili anche ai più piccoli, la regia ha scelto uno stile visivo realistico e immersivo, alternando il punto di vista dello spettatore con quello dei personaggi (basti pensare alle riprese social, che ci rendono parte del pubblico della protagonista).

Il comparto artistico ha fondato le sue scelte su un moodboard con fotografie delle foreste pluviali, ricercando un “Effetto Bambi”. Lo sfondo è pensato come elemento narrativo, per cui provare un senso di meraviglia e rispetto. Per arrivare a tanto, ogni albero, ogni radice, ogni cespuglio è stato modellato in 3D, texturizzato e posizionato nella scena. All’inizio gli alberi erano simili tra loro: la vera sfida è stata arrivare alla differenziazione dei dettagli durante il rendering e la pittura. Vedendo il film, notiamo che la colorazione dei fondali e delle pellicce degli animali mantiene una varietà enorme, accompagnando la tridimensionalità e profondità della scena. In termini semplici, si è passati dal CGI (computer generated imagery) al 2D, integrando la precisione tecnica con il valore artistico dell’analogico.

Grande attenzione ha richiesto la animazione dei personaggi. Honkus, ad esempio, è un personaggio goffo ma credibile, con texture e sfumature che ne sottolineano realismo ed empatia. Ogni movimento, come la mimica facciale, è studiato per trasmettere emozione e immedesimazione. Quale può essere il motivo della scelta del 3D in un film del genere?
Costi, ma soprattutto la maggior concentrazione su personaggi simili a pupazzi (gli animali della foresta) rispetto a esseri umani. Uno studio di piccole dimensioni, difficilmente può raccontare una storia di animazione tra uomini sfruttando il 3D: risulterebbe poco emozionante. Il motivo è riconducibile alle percezioni del cervello, cui arrivano come più espressiva la mano del disegno in confronto a un render tridimensionale.
Character design, background e modelling 3D lavorano in sinergia con la color palette vibrante e il compositing, per dare coerenza e forza espressiva a ogni scena. La scelta dei colori e delle luci è fondamentale: i contrasti tra spazi ampi e ristretti, tra foreste fitte e radure illuminate, guidano l’attenzione dello spettatore e sottolineano i momenti di svolta nella trama.

Anche la colonna sonora è parte integrante della narrazione. Supervisionata dalla produttrice Maggie Rodford e composta da Richard Harvey (Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban) e Elwin Hendrijanto, accompagna ogni sequenza aggiungendo dinamismo e tono all’opera.

La ibridazione tra componente innovativa e analogica, ha prodotto immagini spettacoli che tengono in considerazione gli standard delle sale cinematografiche e l’alta qualità ricercata dal pubblico.

Spunti di riflessione

  1. Uomo e natura non sono entità separate, bensì un sistema integrato: la natura non è un elemento da sfruttare in modo irresponsabile. Il superamento di una logica integralmente positivista in questo senso, dove la scienza e la tecnologia possono salvarci dal cambiamento climatico, può esserci di aiuto?
  2. Possiamo far sentire la nostra voce e influenzare il mondo adulto: cosa dobbiamo mettere in campo per trasmettere in modo serio a chi è più grande l’importanza di contrastare il cambiamento climatico?
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