Antropocene – L’epoca umana (2018) 

Regia: Jennifer Baichwal, Nicolas De Pencier, Edward Burtynsky (The Anthropocene Project)

Titolo originale: Anthropocene: the Human Epoch
Nazionalità: Canada
Anno di uscita: 2018
Genere: documentario
Durata: 87’

Fasce età consigliate:
– 11-13
– 14-16
– 16+

TRAILER
SCHEDA IMDB

Cast Tecnico
Soggetto:
 Jennifer Baichwal Sceneggiatura: Jennifer Baichwal Regia: Jennifer Baichwal, Nicolas De Pencier, Edward Burtynsky  Fotografia: Nicolas De Pencier Montaggio: Roland Schlimme   Musiche: Rose Bolton, Nora Lorway

Produzione: Mercury Films
Distribuzione Italiana: Fondazione Stensen e Valmyn
Data di uscita: 19 settembre 2019 (cinema)

Intreccio e personaggi

Il documentario illustra le catastrofiche conseguenze delle attività dell’uomo sull’equilibrio ecologico e climatico del pianeta Terra: “Antropocene” è il nome dell’era “umana”, che negli ultimi 10.000 anni ha modificato il rapporto tra esseri viventi e Natura dell’Olocene (l’attuale era geologica). Protagonista del film del trio canadese Baichwal, de Pencier e Burtynsky, è il paesaggio terrestre. Nel mirino della denuncia, attività più o meno legali in ogni angolo del mondo: dal discioglimento dei ghiacci siberiani, allo sterminio di elefanti in Kenya per il traffico dell’avorio, al deserto del Cile dove si lavora il Litio (metallo velenoso che è il cuore delle batterie degli smartphone), fino alle miniere di carbone e alle cave di marmo nella “civile” Europa, gli autori attraversano i sei continenti restituendoci uno sconvolgente ritratto dell’incoscienza umana.

Temi

La miriade di temi ambientali sollevati da Antropocene – L’Epoca Umana, ruota intorno all’idea dell’urgenza di un intervento che sia in grado di porre rimedio, ammesso che sia ancora possibile, all’imminente catastrofe ecologica, conseguenza nei secoli di un potere economico dalla mentalità spietata, che sfruttando in modo indiscriminato le risorse terrestri, aeree, marine e animali, rischia nel giro di pochi decenni di compromettere per sempre il destino lungo 4 miliardi e mezzo di anni del pianeta Terra. La tesi degli autori parte proprio dal recente concetto di “Antropocene”, coniato da diversi scienziati, secondo il quale negli ultimi dieci anni della sua vita sul pianeta il genere umano ha accelerato in modo spasmodico lo sfruttamento selvaggio delle materie prime, provocando cambiamenti radicali nell’atmosfera, nel suolo e nel sottosuolo, che rischiano di essere irreversibili, e di portare conseguenze ben peggiori di quelle del presente come l’inquinamento e l’innalzamento del clima. Sul banco degli imputati c’è anche la tecnologia (non solo digitale), di cui l’uomo si è servito per trasformare gli strumenti di estrazione dal suolo in spaventose e perfette macchine di morte, che spazzano via non solo la natura, ma anche i borghi umani, in nome dell’insaziabilità del profitto economico. Un film coraggioso, che getta un sasso nello stagno dell’indifferenza, dove l’unica traccia di speranza proposta dagli autori è nelle tante storie esemplari di quelle persone che hanno già cominciato a lottare, con coraggio, per salvare la Terra.

Linguaggio

Affidato al classico stratagemma narrativo documentaristico della voce fuori campo (quella dell’attrice svedese Alicia Vikander), Antropocene – L’Epoca Umana è un caleidoscopio di immagini altamente spettacolari, a tratti profondamente liriche e persino estetizzanti, girate in alcuni dei luoghi più belli (ma anche più minacciati) e nei luoghi più degradati (ma non meno spettacolari e sconvolgenti) del nostro pianeta. La fotografia è sensazionale ai limiti del virtuosismo tecnico, e grazie all’oggettiva bellezza delle immagini che le riprese altamente tecnologiche (effettuate anche negli impervi ambienti aerei e marini) enfatizzano, riesce nell’intento di rendere struggente l’idea di una perdita “silenziosa” di tante meraviglie naturali che costellano il pianeta, di cui a stento conosciamo l’esistenza. L’uso suggestivo di un vasto repertorio di musiche che accompagnano le immagini e ne accrescono la portata emotiva è intelligente nella sua costante drammaticità, talvolta persino amaramente ironico (come accade per il Don Giovanni di Mozart che commenta le immagini delle cave di marmo di Massa Carrara). Benché per contenuti e messaggio si collochi sulla scia del “documentario di impegno” che vede in trincea maestri del cinema come Werner Herzog, sul piano stilistico e narrativo, si tratta di un prodotto decisamente più “mainstream”, rivolto ad una platea il più ampia possibile.

Scheda didattica redatta da SERAFINO MURRI

Plugin for Social Media by Acurax Wordpress Design Studio
Visit Us On FacebookVisit Us On YoutubeVisit Us On Instagram